Home Attualità “Un prete si racconta”, il libro di Raffaele Garofalo che fa riflettere sempre

“Un prete si racconta”, il libro di Raffaele Garofalo che fa riflettere sempre

Scritto da redazione

“Tra memoria, speranza e storia di vita di una comunità da custodire”

il Foyer del Teatro di Sulmona, stracolmo di gente

 Sulmona,30 marzo-Potremmo parlare di un “Modello Campo di Fano”, osservando la dinamica che ha portato ieri pomeriggio, sabato, 29 marzo 2025, presso il Foyer del Teatro di Sulmona, alla presentazione del libro: “Un prete si racconta” con sottotitolo “Tra memoria, speranza e storia di vita di una comunità da custodire”, edito dalla stessa Pro Loco “Nicola di Pietro”, scritto dal prete Raffaele Garofalo, parroco tra 1966 ed il 1989, delle frazioni: Campo di Fano di Prezza e Torre de’ Nolfi di Bugnara, appartenenti alla Diocesi di Sulmona, in provincia dell’Aquila. 

L’essenza del libro potrebbe essere sintetizzata in una frase detta dallo stesso Raffaele Garofalo: “Quello che dice oggi Papa Francesco, noi lo dicevamo e lo facevamo circa sessant’anni fa…”

Churchill avrebbe detto: “anticipare i tempi può essere pericoloso”; oppure: “non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”.

Raffaele Garofalo ( il primo da sx) al tavolo dei relatori

In realtà in tutta buona fede il prete Raffaele Garofalo, classe 1941, di Pacentro, così altri sacerdoti di quella generazione, si considerava a pieno titolo figlio del Concilio Vaticano II, promosso da Papa Giovanni XXIII, il papa buono, che voleva portare una ventata di innovazione, aprendosi di più alla comunità cristiana, concependo ormai l’azione della Chiesa più dal basso, come servizio e non dall’alto, come esercizio di un potere residuale, ultrasecolare, di quando rivestiva ancora il potere assoluto, spirituale e temporale.

Purtroppo tali due tendenze, una conservatrice ed una innovatrice, non hanno potuto evitare una certa frizione con i giovani sacerdoti, definiti, in un fenomeno non solo locale ma nazionale, bonariamente, “ribelli” e che avevano attinto anche dalla “Scuola di don Lorenzo Milani”.

 Tali due posizioni probabilmente avrebbero avuto bisogno di una maggiore mediazione, dialettica e comprensione per poter essere metabolizzata, integrata, a beneficio di tutta la stessa comunità cristiana che ne sarebbe uscita più potenziata ed al passo con i tempi.

Vale ricordare, a tal proposito, nonostante la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, promossa dall’Assemblea delle Nazioni Unite, era del dicembre 1948, il Vaticano ha abolito formalmente la “pena di morte” solo nel 2001 con Giovanni Paolo II. L’ultima esecuzione risale al 1870. 

Raffaele, prete, come preferirebbe essere chiamato e senza il “don”, poiché derivante dal latino dominus, padrone, essendo Signore solo uno: Dio, è un antipersonaggio, un antidivo.

 La pubblicità lo imbarazza, così come nel caso del suo primo libro “Chiesa Comunità Umana – Il sogno di un prete del 2000 tra fede e politica”, (Edizione Qualevita”, Torre de’ Nolfi 2022), autoprodotto e di cui non preferì pubblicità o presentazioni. “L’ho scritto solo per gli amici e se hanno voglia di leggerlo”, disse in tale occasione.

Ma questa volta l’iniziativa per realizzare la pubblicazione non è partita da lui ma dalla comunità che lo ha avuto come parroco. Oggi essa si è costituita come Pro Loco di Campo di Fano, Associazione di Promozione Sociale, Ente Terzo Settore, ed è composta proprio da quei giovani da lui seguiti, oggi adulti. 

In tal modo siamo di fronte ad un modello che vede protagonista la comunità, secondo gli indirizzi essenziali del Concilio Vaticano II, che ha esortato il caro ex parroco a mettere insieme i racconti di quel vissuto e che ha lasciato a quella generazione una profonda impronta di un cristianesimo autentico e di una pedagogia sociale di cui oggi essi sono grati. Un segno tangibile di riconoscenza per il suo operato di prete amico di tutti, colui che correva nel bisogno di ognuno e su cui si poteva fare affidamento, a tempo pieno. Aveva aperto la chiesa a tutti, anche di notte e con tante attività didattiche ed iniziative culturali.

All’incontro di presentazione del libro con un numerosissimo pubblico, moderato dal brillante Thomas Ventresca, giovane studente di “Recitazione” a Roma, oltre all’autore del libro, Raffaele Garofalo, e ad una testimonianza dello scrivente, quale ex seminarista anni 1967-70, sono intervenuti: 

· Antonio Ferrusi, vice sindaco, per il comune di Prezza;

· Antonietta Pace, vice sindaco e assessore alla cultura , per il comune di Bugnara;

·  Angelo Trotta, Presidente della Pro Loco “Nicola di Pietro” di Campo di Fano;

·                       Adelaide Strizzi, docente, Associazione “Il sentiero della Libertà”;

·                       Antonio Di Fonso, docente Liceo scientifico “E, Fermi” Sulmona;

·                       Giovanni Ruscitti, direttore responsabile del web journal “Corriere Peligno”;

·                       Giuseppe Fuggetta, giornalista professionista.

Agli interventi si sono alternati i lettori di alcuni brani: Angelo Giammarco, Maria Ventresca, Bambina Giammarco, Mario Villani, Antonio Rosatone, Michele Pallozzi, Concetta Marinucci, Tiziana Lo Stracco, ex giovani studenti all’epoca del doposcuola di Campo di Fano, promosso dalla parrocchia.

La folta delegazione di cittadini di Campo di Fano e Torre de Nolfi presenti al Teatro Caniglia

Significativa la lettura di una lettera di stima, inviata da Renato, un giovane studente di ingegneria di Milano, quando Raffaele Garofalo partecipò al “Maurizio Costanzo Show” nel dicembre del 1989. 

Raffaele era stato invitato da Costanzo poiché anche nella stampa nazionale si era parlato del suo caso. 

Raffaele partecipò solo ad una puntata, nonostante i continui inviti della segreteria del famoso giornalista che, secondo il prete, voleva creare il personaggio, come aveva fatto in altri casi ma lui non amava esserlo e non voleva dare spettacolo. Chiese però in alternativa di ospitare altri preti che in Italia si erano trovati in situazioni simili alla sua.  

Esortato dal pubblico, Raffaele, che è anche un bravo pianista, ha voluto ringraziare tutti a conclusione serata, eseguendo al piano a coda le dolci note del “Preludio 1  di  J.S.Bach”.

Giovanni Pizzocchia

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